Omicidio stradale: la normativa

La nuova legge sull’ omicidio stradale, che introduce nel Codice il reato penale,  è stata pubblicata  in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo

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Omicidio stradale: la normativa

I punti principali:

  1. Omicidio stradale colposo: è diventato un reato autonomo, con tre varianti: resta la pena già prevista (da 2 a 7 anni, articolo 589 C.P.) per l’ipotesi base, quando la morte sia stata causata violando il Codice della strada; la seconda variante prevede da 8 a 12 anni di carcere per chi provoca la morte di una persona sotto effetto di droghe o in stato di ebbrezza grave (con un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro); la terza fattispecie contempla la reclusione da 5 a 10 anni se l’omicida si trova in stato di ebbrezza più lieve (tasso alcolemico oltre 0,8 grammi per litro) o abbia causato l’incidente dopo condotte pericolose (eccesso di velocità — oltre i 70 km/h in strada urbana e superiore di 50km/h rispetto alla velocità consentita in strada extraurbana — guida contromano, sorpassi, inversioni a rischio, ecc.).
  2. Omicidio stradale plurimo: nel caso il conducente provochi la morte di più persone oppure la morte di una persona e lesioni, anche lievi o lievissime, di un’altra persona o più persone, il limite massimo di pena stabilito è di 18 anni.
  3. Arresto in flagranza: la nuova legge stabilisce che per l’omicidio stradale è sempre consentito l’arresto in flagranza di reato. In presenza delle aggravanti l’arresto diventa sempre obbligatorio. Un’altra novità è rappresentata dall’arresto consentito in flagranza di reato anche nel caso in cui il conducente responsabile dell’incidente si sia fermato ed abbia prestato soccorso.
  4. Fuga del conducente: In caso di fuga, l’arresto è sempre consentito. Se il conducente scappa dopo l’incidente scatta l’aumento di pena da un terzo fino a due terzi: in ogni caso non potrà mai essere inferiore a 5 anni per l’omicidio e a 3 anni di reclusione per le lesioni.
  5. Lesioni stradali: Invariata la pena base se provocate per violazione al codice della strada, rialzi notevoli invece se il guidatore è ubriaco o drogato. Previsti, infatti, da 3 a 5 anni per le lesioni gravi e da 4 a 7 per quelle gravissime. In ogni caso, se il conducente si trova in stato di ebbrezza lieve (sopra la soglia di 0,8 g/l) o se ha causato l’incidente per via di condotte pericolose scatta la reclusione da un anno e 6 mesi a 3 anni per le lesioni gravi e da 2 a 4 anni per quelle gravissime.
  6. Mezzi pesanti: l’ipotesi più grave di reato (omicidio e lesioni) si applica a camionisti, autisti di autobus e in genere ai conducenti di mezzi pesanti. Per costoro, anche in presenza di ebbrezza lieve (tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l ma inferiore a 1,5) saranno applicati gli aggravi di pena.
  7. Diminuzione della pena: la pena è diminuita fino alla metà quando l’incidente è avvenuto con il concorso di colpa della vittima o di terzi.
  8. Prescrizione raddoppiata: per il nuovo reato è previsto il raddoppio dei termini di prescrizione.
  9. Perizie coattive: se il conducente rifiuta di sottoporsi agli accertamenti circa lo stato d’ebbrezza o di alterazione correlata all’uso di droghe la polizia giudiziaria può chiedere al pm di autorizzarla (anche oralmente) ad effettuare un prelievo coattivo laddove il ritardo possa pregiudicare le indagini.
  10. Revoca della patente: nei casi di condanna o patteggiamento (anche con condizionale) viene automaticamente revocata la patente, che potrà essere conseguita dopo almeno 5 anni (nell’ipotesi di lesioni) e 15 anni (nell’ipotesi di omicidio). Il termine è aumentato nei casi più gravi: se il conducente è fuggito, infatti, potrà riavere la patente almeno 30 anni dopo la revoca.
  11. Sospensione cautelare: nelle more del giudizio, salvo che per il caso di omicidio stradale semplice (qui la sospensione può arrivare fino a un massimo di 3 anni ma non è prorogabile) il Prefetto può disporre la sospensione provvisoria della patente fino a un massimo di 5 anni. In caso di condanna non definitiva la sospensione può essere prorogata fino a un massimo di 10 anni.

fonte: www.cgiamestre.com

Circolare del Ministero dell’Interno: clicca qui

Omicidio stradale: i punti cardine

Approvato al senato il reato di omicidio stradale. In attesa della pubblicazione in GU vediamo i punti salienti.

sentenza

Omicidio stradale: i punti cardine

L’Omicidio stradale diventa reato penale autonomo e, dopo l’approvazione di ieri in senato, l’iter si chiuderà con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Omicidio stradale

Diventa reato autonomo con tre possibili varianti. La pena rimane quella già prevista, da 2 a 7 anni di reclusione, per “la base” ovvero per morte causata da violazione del Codice della strada. Più pesante l’ipotesi di morte provocata da conducente in stato di ebberezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti, con tasso superiore a 1,5 gr/l, che prevede una pena detentiva che va da 8 a 12 anni. Infine la terza ipotesi, con reclusione da 5 a 10 anni se lo stato di ebbrezza è lieve, ovvero superiore a 0,8 gr/l, o nel caso di guida particolarmente pericolosa quale ad esempio l’eccesso di velocità o la guida contromano.

Lesioni stradali

L’ipotesi  di reato più grave – omicidio e lesioni – si appliccherà a camionisti, autisti di autobus e in genere ai conducenti di mezzi pesanti.Per costoro, se guidano sotto effetto di droghe o alzano il gomito,anche in presenza di ebbrezza lieve saranno applicate le aggravanti di pena per entrambi i reati.

Fuga del conducente

In caso di fuga del conducente l’aumento di pena può arrivare fino a due terzi in più e comunque mai inferiore a 5 anni per omicidio stradale e 3 anni per lesioni stradali. Aggravanti anche nel caso che il conducente provochi morte o lesioni a più persone. Riduzione a metà della pena se viene stabilito un concorso di colpa, sia della vittima che di eventuali terzi coinvolti.

Termine di prescrizione raddoppiato

Raddoppio dei termini di prescrizione e arresto obbligatorio in flagranza di reato nei casi più gravi.

Prelievo coattivo

Il Giudice potrà disporre il prelievo coattivo di campioni biologici per la determinazione del DNA. In casi urgenti la richiesta può arrivare anche dal Pubblico Ministero.

Revoca patente

In caso di condanna, anche per patteggiamento, per entrambi i reati verrà revocata automaticamente la patente. Potrà essere nuovamente conseguita dopo almeno 5 anni (nell’ipotesi di lesioni) e 15 anni (nell’ipotesi di omicidio). Il termine però è aumentato nei casi più gravi: ad esempio, se il conducente si è macchiato di fuga dal luogo dell’incidente per riavere la patente dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca. Per le licenze di guida straniere vi sarà invece l’inibizione alla guida sul territorio italiano per un periodo analogo.

Omicidio stradale leggi il testo integrale: Clicca qui


Omicidio stradale subito

Biserni, Asaps: «Le leggi di adesso favoriscono chi scappa» occorre introdurre il reato di omicidio stradale subito.

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Omicidio stradale subito

Noi di Cutillogroup sosteniamo ed invitiamo a firmare la petizione per l’introduzione del reato di Omicidio stradale. CLICCA QUI

«Centosessanta episodi di pirateria, 18 morti in due mesi, 30 entro fine marzo, e l’introduzione del reato di omicidio stradale è ancora lontana. Ma cosa aspettano? E perché a Monza chi ha investito e ucciso il giovane Elio è scappato? Non lo sappiamo. Diciamo però che con la legge attuale se sei drogato o ubriaco per le pene previste dall’articolo 589 del codice penale conviene darsi alla fuga. Spesso quando le forze di polizia identificano l’autore non ha più senso sottoporlo a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento». Parole amare e forti quelle di Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, associazione da anni in prima linea per la sicurezza stradale.

«Le regole attuali non funzionano»

Un paradosso per spiegare come con l’attuale sistema di regole «la media delle condanne in questi casi è di 2 anni e 8 mesi». E l’omicidio stradale, sostenuto a gran voce dal premier Matteo Renzi? «Ci sono cinque proposte di legge e tanti ostacoli da superare. Sappiamo che il presidente del consiglio e il ministro dell’Interno Alfano sono favorevoli. Ma il ministro della Giustizia Orlando? Lui non si è pronunciato». Servono infatti una riforma al codice della strada – e la Commissione Bilancio del Senato ha respinto alcune proposte per la mancanza di copertura finanziaria- e una al codice penale. Ed è proprio su quest’ultima che la strada è ancora più in salita. «Le leggi ci sono già basta applicarle, oppure si possono modificare quelle esistenti» dice chi critica il nuovo reato. Ad ogni modo i numeri sono questi secondo l’osservatorio Asaps nel 20% dei casi l’investitore è sotto effetto di alcol e droga.

In piazza

Le associazioni comunque non si fermano: per oggi è prevista una manifestazione in 24 città italiane davanti alle prefetture per chiedere l’istituzione dell’omicidio stradale. Anche in segno di protesta contro una sentenza della Corte di Cassazione ha annullato la condanna a 21 anni di un uomo che nel 2010 uccise quattro ragazzi francesi dopo aver guidato contromano in stato di ebbrezza per 30 km. « Non è più accettabile, dopo tanti anni, tante promesse, tante inutili parole, che non sia stato ancora istituito il reato di omicidio stradale e che, a causa di ciò, continuino ad rimanere costantemente impunite le migliaia di delitti, come quello dei quattro ragazzi francesi, che ogni anno avvengono puntualmente nel nostro paese» spiegano gli organizzatori in una nota. L’Asaps insieme alle associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni e al Comune di Firenze ha raccolto più di 80 mila firme per una proposta di legge popolare che introduca il reato di omicidio stradale. Nella speranza un giorno di vederla approvata.

di Daniele Sparisci
da motori.corriere.it

Lo stato di ebbrezza non pregiudica la causalità

Sentenza della Cassazione civile sez. III, 20/10/2014 n. 22238 sullo stato di ebbrezza e la causalità in caso di sinistro

ubriaco

Lo stato di ebbrezza non pregiudica la causalità

Secondo la Corte è esente da colpa il conducente in stato di ebbrezza che tamponi un’altra autovettura, quando lo stato psico-fisico determinato dall’ubriachezza non influenzi causalmente il sinistro stradale, ovvero quando l’incidente sia causato per colpa esclusiva dell’altro automobilista che non rispetti l’obbligo di dare precedenza ai veicoli transitanti nel momento in cui si voglia immettere in un strada.

In questo caso la colpa non è di chi guidava, nonostante fosse in stato di ebbrezza, ma del conducente sobrio che però si immetteva sulla strada stradale “provenendo da un parcheggio privato senza concedere la precedenza ai veicoli transitanti“.

Per il giudice di primo grado non è stata provata l’elevata velocità tenuta dal conducente con l’elevato tasso alcolico e “il cui stato di ubriachezza non aveva contribuito al verificarsi del sinistro“.

La Corte territoriale, in forza delle risultanze emergenti dal rapporto della polizia stradale sull’incidente e dell’allegata planimetria, riteneva che la dinamica del sinistro fosse stata quella per cui il soggetto che provenivano dal piazzale privato di un centro commerciale, aveva iniziato ad immettersi sulla strada statale per Asti “senza concedere la precedenza ai veicoli che stavano transitando su detta strada” e, allorquando era ancora “in posizione obliqua e con la parte anteriore che aveva appena ingombrato la carreggiata subito dopo l’uscita del piazzale“, veniva urtato “nella ruota anteriore sinistra dalla parte anteriore destra dell’autovettura” del conducente in stato di ebbrezza, “proveniente sulla S.S. dalla sua sinistra“.

Di qui l’esclusiva responsabilità dell’attore nella causazione dell’incidente, essendosi immesso “in una strada intensamente trafficata non solo omettendo di concedere la precedenza nonostante provenisse da un parcheggio privato, ma comunque senza prestare attenzione ai veicoli provenienti dalla sua sinistra“, con ciò rappresentando “un ostacolo improvviso ed imprevedibile per l’autovettura del convenuto“. Per altro verso, soggiungeva il giudice di appello, “nessuna efficienza causale” poteva “essere attribuita alla condotta di guida del convenuto né al suo stato di ebbrezza“, non essendo risultato provato che procedesse a “velocità inadeguata alle condizioni di tempo e di luogo (ora notturna e traffico intenso)” – essendogli stata revocata, peraltro, la “contravvenzione all’art. 141, commi 3 e 8, C.d.S.” -, né avendo il suo stato di ebbrezza “inciso sulla possibilità di una corretta condotta di guida né sulla prontezza di riflessi e sulla capacità di rispondere agli stimoli e neppure sulla veloce percezione del pericolo“, come era dimostrato dal fatto che egli, nonostante l’ostacolo improvviso ed imprevedibile costituito dall’autocarro, era “stato in grado di frenare tempestivamente anche se inutilmente“.

In Cassazione il ricorso è stato rigettato condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

Di seguito il testo integrale della sentenza, Conducente ubriaco, diritto di precedenza
Corte di Cassazione, sezione III Civile sentenza 17 luglio – 20 ottobre 2014, n. 22238
Presidente Salmè – Relatore Vincenti

Ritenuto in fatto

1. – Il Tribunale di Milano, con sentenza dell’aprile 2005, rigettava la domanda proposta da G.S. per sentir condannare solidalmente L.C. e la B.P.U. Assicurazioni S.p.A. al risarcimento dei danni patiti a seguito del sinistro occorsogli il (omissis) , allorquando, immessosi nella circolazione stradale di (omissis) della S.S. n. (…) in (…) alla guida del proprio autocarro, veniva tamponato dall’autovettura di proprietà del L. e dal medesimo condotta in stato di ebbrezza e ad elevata velocità.
Il giudice di primo grado riteneva che il sinistro fosse stato determinato per colpa esclusiva dello G. , il quale si era immesso sulla strada stradale “provenendo da un parcheggio privato senza concedere la precedenza ai veicoli transitanti su detta strada”, non essendo, poi, provata l’elevata velocità tenuta dal L. , “il cui stato di ubriachezza non aveva contribuito al verificarsi del sinistro”.
2. – Il gravame interposto da G.S. avverso tale decisione veniva rigettato dalla Corte di appello di Milano con sentenza resa pubblica il 12 novembre 2009.
2.1. – La Corte territoriale, in forza delle risultanze emergenti dal rapporto della polizia stradale sull’incidente e dell’allegata planimetria, riteneva che la dinamica del sinistro fosse stata quella per cui il G.S, “provenendo dal piazzale privato di un centro commerciale”, aveva iniziato ad immettersi sulla strada statale per Asti “senza concedere la precedenza ai veicoli che stavano transitando su detta strada” e, allorquando era ancora “in posizione obliqua e con la parte anteriore che aveva appena ingombrato la carreggiata subito dopo l’uscita del piazzale”, veniva urtato “nella ruota anteriore sinistra dalla parte anteriore destra dell’autovettura” del L. , “proveniente sulla S.S. dalla sua sinistra”.
2.2. – Di qui l’esclusiva responsabilità del G. nella causazione dell’incidente, essendosi immesso “in una strada intensamente trafficata non solo omettendo di concedere la precedenza nonostante provenisse da un parcheggio privato, ma comunque senza prestare attenzione ai veicoli provenienti dalla sua sinistra”, con ciò rappresentando “un ostacolo improvviso ed imprevedibile per l’autovettura del convenuto”. Per altro verso, soggiungeva il giudice di appello, “nessuna efficienza causale” poteva “essere attribuita alla condotta di guida del L. né al suo stato di ebbrezza”, non essendo risultato provato che procedesse a “velocità inadeguata alle condizioni di tempo e di luogo (ora notturna e traffico intenso)” – essendogli stata revocata, peraltro, la “contravvenzione all’art. 141, commi 3 e 8, C.d.S.” -, né avendo il suo stato di ebbrezza “inciso sulla possibilità di una corretta condotta di guida né sulla prontezza di riflessi e sulla capacità di rispondere agli stimoli e neppure sulla veloce percezione del pericolo”, come era dimostrato dal fatto che egli, nonostante l’ostacolo improvviso ed imprevedibile costituito dall’autocarro, era “stato in grado di frenare tempestivamente anche se inutilmente”.
2.3. – La Corte territoriale rilevava, infine, che “le annotazioni contenute nel rapporto in merito all’eventuale responsabilità del L. ” rappresentavano “mere valutazioni soggettive dei verbalizzanti” e la circostanza che lo stesso L. non si fosse presentato a rendere l’interrogatorio formale deferitogli, senza addurre giustificazioni, non poteva reputarsi come “implicita ammissione dei fatti dedotti nei capitoli”, giacché “gli elementi di valutazione acquisiti in causa” consentivano “di affermare comunque la responsabilità esclusiva del G. “.
3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre G.S. sulla base di quattro motivi.
Resiste con controricorso la UBI Assicurazioni S.p.A., già B.P.U. Assicurazioni S.p.A., mentre non ha svolto attività difensiva in questa sede l’intimato L.C. .
4. – La causa è pervenuta all’udienza del 17 luglio 2014 a seguito fissazione conseguente alla rimessione in pubblica udienza disposta dalla Sesta sezione civile – 3 di questa Corte all’esito della camera di consiglio del 12 gennaio 2012.

Considerato in diritto

1. – Con il primo mezzo è denunciata la violazione e falsa applicazione degli artt. 186 cod. strada e 688 cod. pen..
La Corte territoriale, nel ritenere che lo stato di ebbrezza del L. (pari ad un tasso alcolemico di 171,8 mg., di gran lunga superiore a quello consentito dal codice della strada) non avesse inciso nella causazione del sinistro, avrebbe violato la norme sopra indicate, posto che la guida in stato di ebbrezza è sanzionata anche penalmente e “costituisce sempre e comunque un pericolo”, sicché il sinistro non sarebbe accaduto se il L. “non avesse guidato in quello stato”.
1.1. – Il motivo è infondato.
Questa Corte ha già avuto modo di affermare che “la circostanza che il conducente di un veicolo coinvolto in un sinistro stradale avesse, al momento del fatto, un tasso alcolemico superiore a quello massimo consentito dalla legge costituisce una presunzione iuris tantum della sua responsabilità nella causazione dell’evento, che può essere superata attraverso la prova concreta che il sinistro non sia stato causato dallo stato di ebbrezza del conducente”. (Cass., 14 marzo 2013, n. 6548).
In altri termini, la presunzione iuris et de iure – posta alla base della norma sanzionatoria ed incriminatrice di cui all’art. 186 cod. strada (che unicamente assume rilievo nella fattispecie, per il rapporto di specialità che sussiste tra essa e la generica norma incriminatrice di cui all’art. 688 cod. pen.) – secondo cui lo stato di ebbrezza sussiste ogni qual volta venga superato il tasso soglia, non legittima affatto “il ricorso a schemi presuntivi di alcun genere nell’indagine sulle cause di un incidente, posto che il carattere indiziante del superamento del tasso soglia può essere completamente svalutato nel concorso di altri fattori indicativi della sua sostanziale inoffensività” (cosi la citata Cass. n. 6548 del 2013). L’apprezzamento rimesso al giudice di merito in siffatto contesto è di fatto e, dunque, insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato.
A tale principio si è attenuta la Corte territoriale, la quale non ha negato la valenza penalistica (o, comunque, di tipo sanzionatorio, anche sul piano amministrativo) dello stato di ebbrezza del L. , ma ha contestualizzato la condotta tenuta dal medesimo in quel determinato stato, rilevando, con motivazione di stretto merito e priva di vizi logici, che le condizioni pisco-fisiche determinate dall’ubriachezza non avevano affatto influito causalmente sulla determinazione dell’incidente, giacché – a fronte di una manovra improvvisa ed imprevedibile di immissione dell’autocarro da un parcheggio privato su una strada statale ad intensa percorrenza – il L. era stato in grado di percepire il pericolo e attuare repentinamente una frenata del proprio automezzo, seppur inutilmente.
2. – Con il secondo mezzo è dedotta omesso ed insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia.
La Corte di appello avrebbe ritenuto non provato che il L. procedesse a velocità inadeguata, là dove invece i verbalizzanti avevano affermato il contrario. Inoltre, il giudice di appello non avrebbe tenuto conto che proprio lo stato di ebbrezza aveva comportato che il conducente dell’autovettura frenasse soltanto a tre metri dall’autocarro, mancando, quindi, “di valutare le distanze” proprio per le sue condizioni psico-fisiche. Erronee sarebbero poi le considerazioni della Corte territoriale in ordine alle valutazioni soggettive dei verbalizzanti, essendo il rapporto della polizia stradale basatosi “su circostanze di fatto” e “vere e proprie constatazioni derivanti dalla dinamica del sinistro”.
3. – Con il terzo mezzo è prospettata violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 cod. civ., nonché difetto di motivazione “sul punto”.
La Corte territoriale avrebbe errato nel non applicare la presunzione di colpa di cui all’art. 2054 cod. civ., mancando di considerare l’incidenza avuta nel sinistro dallo stato di ebbrezza del L. , il quale non poteva ritenersi esente da qualsivoglia responsabilità, essendo “pacificamente emerso e dimostrato che lo stesso circolasse a velocità elevata… ed abbia frenato a soli tre metri dall’ostacolo”.
5. – Il secondo e terzo motivo – congiuntamente scrutinabili – non possono trovare accoglimento.
Con essi il ricorrente, lungi dal denunciare, in coerenza con il paradigma di cui all’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., un vizio di motivazione della sentenza impugnata (in entrambi i motivi) ovvero, secondo lo schema del n. 3 dello stesso art. 360, un error in indicando (nel solo terzo motivo), propone una lettura alternativa – ed a sé favorevole – delle risultanze probatorie, surrogandosi (in modo inammissibile) al potere che in tal ambito è riservato al solo giudice del merito. Ciò, peraltro, sovvertendo l’accertamento stesso al quale è pervenuta la Corte territoriale (che ha escluso che vi fosse prova di una condotta di guida imprudente ed a velocità eccessiva) o in parte mutilandolo (là dove: si manca di correlare, come aveva fatto il giudice del merito, il breve spazio di frenata all’improvviso e repentino immettersi dell’autocarro sulla strada statale; ovvero, si cerca di superare la chiara distinzione operata in sentenza tra elementi valutativi ed elementi di fatto presenti nel verbale della polizia stradale).
4. – Con il quarto mezzo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 232 cod. proc. civ., nonché difetto di motivazione “sul punto”.
La Corte di appello avrebbe errato nell’escludere ogni effetto alla mancata risposta del L. all’interrogatorio formale, quantomeno in termini di concorso di colpa nella determinazione del sinistro.
4.1. – Il motivo è infondato (anche a prescindere dalle sue carenze in termini di autosufficienza, non avendo il ricorrente trascritto quale fosse il contenuto dei capitoli dell’interrogatorio formale: cfr. Cass., 3 marzo 2009, n. 5043), essendo la Corte territoriale, in armonia con quanto dispone l’art. 232, primo comma, cod. proc. civ., giunta al convincimento — logicamente motivato e, come tale, insindacabile – che gli elementi di prova raccolti fossero già di per sé sufficienti ed adeguati a far ritenere sussistente la esclusiva responsabilità del G. nella causazione del sinistro, cosi da rendere irrilevante il peso probatorio dell’ingiustificata mancata risposta del L. all’interrogatorio formale, da valutarsi, per l’appunto, nel contesto delle risultanze istruttorie acquisite (in tale prospettiva, tra le altre, Cass., 14 febbraio 2007, n. 3258; Cass., 26 aprile 2013, n. 10099).
5. – L’infondatezza del ricorso consente di evitare in ogni caso una rimessione in termini della parte ricorrente al fine di permetterle di depositare l’avviso di ricevimento relativo alla notificazione del ricorso nei confronti dell’intimato L.C. , litisconsorte necessario totalmente vittorioso. Ciò alla luce del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo, che impone al giudice di evitare un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue perché non giustificate dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio, da effettive garanzie di difesa e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità, dei soggetti nella cui sfera giuridica l’atto finale è destinato a produrre i suoi effetti (tra le tante, Cass., 17 giugno 2013, n. 15106).
6. – Il ricorso va, dunque, rigettato il ricorrente, in quanto soccombente, condannato al pagamento, in favore della controricorrente compagnia di assicurazioni, delle spese del presente giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo; nulla è da disporsi a tale riguardo nei confronti dell’intimato L. .

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in favore della UBI Assicurazioni S.p.A., in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

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