Solo in Trentino Alto Adige le pensioni reggono

Solo in Trentino Alto Adige le pensioni reggono. L’Italia non è pronta per il contributivo puro. Demozzi (SNA): molti dovrebbero riflettere

 

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Solo in Trentino Alto Adige le pensioni reggono

MILANO – Secondo i dati diffusi dal centro studi di Itinerari Previdenziali, solo il Trentino Alto Adige reggerebbe un sistema pensionistico di tipo contributivo. Per ogni 100 euro di prestazioni previdenziali il Trentino Alto Adige ne versa 106, ed è l’unica regione italiana con saldo positivo. Seguono Lombardia (copertura al 97%) e Veneto (95%). Il Lazio ha un tasso di copertura del 87%. La percentuale dei contributi versati da ogni singola regione a copertura delle uscite per prestazioni, scende via via fino a raggiungere il 47% in Molise, il 45% in Sicilia e il 36% in Calabria. A livello nazionale per ogni 100 euro di prestazioni le contribuzioni passano dagli 84 euro medi incassati nel triennio 1980-1982 ai 72,83 euro medi nel triennio 2001-2003, per arrivare ai 76,19 del 2015. È quanto mette a fuoco, fra le altre cose, il recente Rapporto n. 6/2017 sulla regionalizzazione del bilancio previdenziale del Centro studi di Itinerari Previdenziali.

Appare evidente quanto un sistema contributivo puro, in Italia, sia ben lontano dal reggere il peso di un livello delle prestazioni che devono fare i conti con un disavanzo complessivo per l’INPS di oltre 40 Miliardi di euro (dati 2015). Di questo, il Sud assorbe il 49,89% del deficit (21 mld) contro il 18,86% del Centro (7,9 mld) e il 31,25% del Nord (13,16 mld). Il Trentino è l’unica regione con un attivo di bilancio (+ 200 milioni). Mentre le regioni che presentano deficit pesanti sono Piemonte, Sicilia, Puglia, Campania, Toscana, Calabria e Liguria. La mancata copertura con i contributi versati della spesa pensionistica italiana non è una storia recente.

In rapporto al PIL la spesa pensionistica è passata dall’8,40% del 1980 al 10,77% del 2015, ma più per effetto della riduzione del prodotto interno lordo che per crescita in valore assoluto delle pensioni, a causa della crisi finanziaria che ha prodotto una riduzione sostenuta del denominatore pur in presenza di una crescita della spesa contenuta grazie alle due più importanti riforme del sistema (Amato e Dini).

Il Presidente Nazionale SNA, Claudio Demozzi, commenta a caldo i dati: “Abbiamo sempre sostenuto – sottolinea – che ricalcolare le pensioni degli italiani con il contributivo puro significherebbe mettere in atto una riduzione generalizzata pesantissima e cioè imporre sacrifici insopportabili per la popolazione; il contributivo puro va applicato solamente alle pensioni più ricche, oltre soglie molto elevate, mentre non ha senso per i contribuenti in generale. La soluzione tra l’altro non può certo essere il mero ricorso ai PIP delle Compagnie, che sono utili a chi può permettersi il lusso di versare cifre ragguardevoli ma non risolvono affatto il problema di chi deve fare i conti per arrivare a fine mese. Chi qualche anno fa – conclude Demozzi – immaginava di poter abbracciare, in Italia, il sistema contributivo puro evidentemente ignorava questi dati o semplicemente non aveva riflettuto a sufficienza sulla situazione del Paese, per non parlare di chi invocava il contributivo puro per gli Agenti di assicurazione: ignoranza, strumentalizzazione o remissività verso i desiderata dei poteri forti?”.

fonte http://www.snachannel.it

Gli italiani hanno imparato a risparmiare?

Il broker facile.it ha commissionato un’indagine dalla quale si evince che gli italiani hanno tagliato spese ed iniziato a rispamiare in settori in cui, fino a 5 anni fa, la concorrenza era minima.

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Gli italiani hanno imparato a risparmiare?

Facile.it, broker e comparatore di tariffe, ha presentato i risultati di un’indagine sulle nuove abitudini di consumo degli italiani, che, a quanto pare, nel 2015 sono riusciti a risparmiare più dell’anno precedente, utilizzando il canale on-line.

Prima di presentare alcuni dei risultati, ci preme raccomandare di porre molta attenzione a cosa si sta acquistando. Perché, a differenza di un prodotto materiale, un servizio è difficilmente paragonabile e le variabili possono costare care, in termini di prestazioni del servizio. Messaggi pubblicitari che inneggiano al risparmio sulle assicurazioni per poter fare un viaggio in più (o comunque la palestra, una cena in più ….) vanificano il lavoro di tanti professionisti capaci di guidare all’acquisto consapevole ( per ragioni regolamentari ed etiche ) e quindi il miglior prezzo per la soluzione tagliata su misura.

Detto questo vediamo dove gli italiani hanno ottenuto maggiori risparmi, iniziando dal settore che ci riguarda direttamente.

Per RCA auto-moto il 38% degli intervistati ha dichiarato di aver risparmiato, il 36 % sulle spese telefoniche (senza cambio operatore) e il 26% cambiando operatore telefonico.

Più difficile risparmiare sui conti correnti e sulle surroghe dei mutui. Rispettivamente sono il 14% e il 6% degli intervistati. Ci permettiamo di scrivere che in questo caso il problema è legato alla “casta” banche le quali operano spesso in barba ai regolamenti e all’etica, propinando prodotti inadeguati e che spesso non danno alcuna copertura proprio perché sbagliati, facendo inoltre concorrenza sleale, e portando comunque i clienti (soprattutto risparmiatori) in situazioni che grazie alle cronache ben tutti conosciamo.

Anche le spese mediche hanno subito un taglio (34%) che ha portato molti italiani ad accettare i tempi biblici della sanità pubblica.

Fino ad ora abbiamo riportato i dati relativi a spese inevitabili. Vediamo, sei beni di consumo “superflui”, come si sono comportati gli intervistati.

15,7 milioni di persone hanno rinunciato a pizzerie e ristoranti, 12,8 milioni hanno contenuto le spese per vestirsi, a seguire viaggi e cultura (a pagamento).

Tutti i dati considerati dall’indagine sono stati confrontati con il 2011, quando la crisi era al suo apice. I risultati offrono diversi spunti interessanti: facevamo meno attenzione a risparmiare sulle spese obbligatorie. Tre esempi su tutti: negli ultimi 5 anni gli italiani che dichiarano di aver risparmiato sull’assicurazione sono aumentati dell’11%; del 15% per le spese telefoniche e del 19% per le spese mediche a pagamento.

In aumento anche chi che hanno imparato a tagliare le spese non necessarie. Se nel 2011 il 37% riusciva a risparmiare sull’abbigliamento, oggi siamo al 54%; si va meno al cinema e al teatro (le persone che hanno ridotto questa spesa sono passate dal 29% al 42%) e si fanno meno trattamenti estetici (dal 23% al 33%). Aumenta del 10% anche la percentuale degli italiani che fa più attenzione a non spendere troppo nei pasti fuori casa.

Da segnalare due voci in controtendenza: gli italiano sono fedeli al supermercato di fiducia, e soprattutto, non piace risparmiare su giornali, libri e musei. Solo il 15% diminuirebbe la spesa per questi beni.

La metà dei guidatori ammette gravi imprudenze al volante

Secondo una ricerca della compagnia di assicurazioni, un italiano su due dichiara di aver guidato almeno una volta usando il cellulare e, in base al campione sondato, sono molti anche coloro che non rispettano i limiti di velocità e le distanze di sicurezza.

cellulare alla guida

La metà dei guidatori ammette gravi imprudenze al volante

La guida avventata è la maggiore causa di incidenti stradali in Italia. La dimostrazione arriva dal Rapporto Aci Istat del 2014 e dalle dichiarazioni degli stessi automobilisti, intervistati da Direct Line, compagnia di assicurazioni auto on line.

Una ricerca* del Centro Studi e Documentazione Direct Line dimostra, infatti, che il 51% degli intervistati asserisce di aver guidato almeno una volta col cellulare in mano, il 50% di non rispettare i limiti di velocità e il 38% le distanze di sicurezza e nel campione intervistato, troviamo anche chi ammette di mettersi alla guida dopo aver bevuto o assunto particolari sostanze.

Secondo le risposte dell’indagine statistica, quindi, un italiano su due non rinuncia al cellulare nemmeno alla guida. Tra queste persone vi è un 28% che circoscrive l’imprudenza a qualche volta, un 10% che lo fa risalire ad una distrazione frequente, ma legata al passato. Un 6% ammette di usare il telefonino anche per mandare messaggi, leggere la posta o altro. Si rileva poi un altro 6% che si trincera dietro la scusa che tutto ciò avviene solo quando dimentica gli auricolari e il restante 1% che ammette di farlo sempre, tutti i giorni (nonostante le campagne di sensibilizzazione riguardo alla sua pericolosità mentre si è alla guida).

Come evidenziano i ricercatori, la metà dei conducenti italiani sembra apprezzare particolarmente il brivido della velocità e quindi del rischio, a discapito della sicurezza altrui.

Infatti il 42% dichiara di non rispettare sempre i limiti di velocità, il 5%, rispetta i limiti solo per paura della sanzione (e non per il rispetto altrui), il 3% si fa qualche scrupolo solo in città, ma si lascia andare sulle strade statali e il resto del campione si suddivide tra chi rispetta i limiti solo su strade pericolose, chi solo in città e chi, se preso dalla frenesia, confessa di spingere l’acceleratore a tavoletta.

Per quanto riguarda la distanza di sicurezza, sebbene l’ultima volta che ci si è posti il dubbio di come si calcoli lo si è fatto probabilmente davanti al quiz per la patente di guida. Il 62% degli italiani intervistati dice di rispettarla perché ne riconosce l’importanza. La percentuale di chi si lascia invece andare alla spericolatezza, si divide tra un 26% che dichiara talvolta di dimenticarsene, un 4% che dice di non farlo mai in città, un 3% che invece rispetta le distanze solo in autostrada e un altro 3% solo se la strada è particolarmente trafficata. Solo il 2% confessa di non rispettarle proprio mai.

“Guidare superando i limiti di velocità, usare il cellulare senza auricolari alla guida, non mantenere le distanza di sicurezza, aver bevuto o assunto altre sostanze, sono tutte potenziali cause di gravi incidenti stradali, ma spesso ce ne dimentichiamo quando cediamo all’imprudenza – commenta Barbara Panzeri, Responsabile Marketing Direct Line –. Non smetteremo mai di promuovere campagne e sondaggi dedicati alla sicurezza stradale, perché sensibilizzare gli automobilisti di oggi e di domani è fondamentale per prevenire i comportamenti pericolosi e favorire una vera coscienza sociale nella guida”.

* Fonte della ricerca: L’indagine è stata condotta a febbraio 2015 e ha coinvolto 1.000 individui di età compresa tra i 18 e i 64 anni. È stata condotta con metodologia CAWI (computer-assisted web interviewing), attraverso il panel proprietario di Duepuntozero Doxa

Andrea Begal

fonte IntermediaChannel

Crash test su scooter il video

Poche difese e conseguenze spesso gravi anche a basse velocità. Il video dei crash test su scooter

fonte: www.altroconsumo.it

Crash test su scooter il video

Le impressionanti immagini dei crash test di Altroconsumo parlano da sole: in scooter ci sono poche difese e le conseguenze di un incidente possono essere gravi anche a bassa velocità. Bisogna prevenire, anche scegliendo una moto sicura.

Già solo viaggiando a 50 km orari, le conseguenze di un impatto a un incrocio possono essere serie. Occorre prevenire e tenere un comportamento adeguato alla guida.

Guidare ci fa male?

Sembra il far west ed in realtà si tratta delle strade italiane, sulle quali guidare è diventato pericoloso a causa di una popolazione di rissosi

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Guidare ci fa male?

« Eccomi là. Cioè Alex e i miei tre drughi. Cioè Pete, Georgie e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milkbar, arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare della serata. Il Korova Milkbar vende latte più, cioè diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quello che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto, e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza. »
Arancia meccanica (A Clockwork Orange)

Sembra che sia nata una nuova moda… Quella delle risse tra automobilisti “incazzati”…
Nel 2014, secondo fonti autorevoli (http://www.asaps.it/) ci sono stati 6 morti e 208 feriti in questa sorta di far west all’italiana che sta prendendo piede sulle nostre strade…
Ma si sa… Molte volte la realtà, tanto cara ad Hegel ed al suo “zeitgeist”, supera di gran lunga la fantasia…

Secondo il rapporto dell’Asaps , nel 2014 vi sono state quasi 200 aggressioni tra automobilisti, in netto aumento dall’anno precedente le cui cause, probabilmente vanno ricercate, oltre che nella maleducazione ed arroganza automobilistica di italica origine, anche nella crisi economica che psicologicamente sta facendo strage dei cervelli degli italiani…

Ma chi è questo “Alex di Arancia meccanica” che, in un momento di follia, si può scatenare in una scorpacciata di ultra violenza?
Puoi essere tu che stai leggendo questo articolo…

Si, proprio tu che, in un momento di rabbia ti puoi scagliare contro un malcapitato che, in quel frangente, ti ha fatto uno sgarbo a sua insaputa… Sì, quando c’è da litigare non c’è uomo o donna che tenga…

Il solito ed intramontabile consiglio è quello di non accettare il confronto, se non cercando, in maniera civile, di tornare alla ragione… anche perché non sappiamo mai chi ci possiamo trovare davanti… Naturalmente le ipotesi sul “tipo psicologico” del presunto aggressore possono variare dal classico padre di famiglia, alla persona incazzata perché non riesce ad arrivare a fine mese…
In poche parole siamo noi perchè dobbiamo ricordarci che, “anche noi formiche, nel nostro piccolo ci incazziamo”…

E’ doveroso riportare l’indagine dell’asaps, di Roberto Barone:

Secondo l’indagine dell’Osservatorio, in 76 episodi di violenza sono state usate armi: in 43 casi improprie quali cacciaviti, cric, ombrelli, bastoni , la stessa vettura , in 33 eventi armi vere e proprie come coltelli e pistole. La maggior parte delle aggressioni, l’86% (151), si sono verificate di giorno, mentre solo 23 casi (23,2%) sono stati registrati di notte. Solo 25 aggressori erano stranieri (14,4%) e in appena 13 casi (7,5%) è stato accertato che l’automobilista fosse sotto l’effetto di alcol o droga. Maglia nera a Lombardia e Lazio. Anche la classifica geografica di questi comportamenti spregevoli riserva qualche sorpresa rispetto all’immaginario collettivo. La maglia nera va a Lombardia e Lazio, entrambe con 23 aggressioni, seguita da Campania (19), Emilia-Romagna (17), Veneto (13), Puglia e Toscana (11), Liguria (10), Sicilia (9) e, in fondo alla classifica, le più virtuose Valle d’Aosta, Basilicata e Calabria ciascuna con un solo episodio.

Andrea Begal

Sicurezza: aumento record dei furti in abitazione

Svaligiata una casa ogni due minuti. Asti, Pavia e Torino le province più colpite. Fenomeno in forte crescita a Milano (+229% tra il 2004 e il 2013), Firenze (+177%), Roma (+120%) e Bologna (+104%)

COMUNICATO STAMPA CENSIS

furto in hotel

Sicurezza: aumento record dei furti in abitazione

Sono 689 al giorno, cioè 29 ogni ora: uno ogni due minuti. È questo il bilancio allarmante del numero di furti in abitazione commessi nell’ultimo anno. Questa tipologia di reato ha registrato un aumento record. Negli ultimi dieci anni i furti in casa sono più che raddoppiati, passando dai 110.887 denunciati nel 2004 ai 251.422 del 2013, con una crescita del 126,7%. Solo nell’ultimo anno l’incremento è stato del 5,9%. È un aumento molto più accentuato rispetto all’andamento del numero totale dei reati (+19,6% nel periodo 2004-2013) e dei furti nel complesso (+6%), e in controtendenza rispetto all’andamento dei furti di autoveicoli (-32,2%) e degli omicidi (-29,7%).

La zona d’Italia più colpita è il Nord-Ovest, dove nell’ultimo anno i furti in abitazione sono stati 92.100, aumentati del 151% nel decennio. Oltre il 20% dei furti denunciati è avvenuto in tre province: Milano (19.214 reati), Torino (16.207) e Roma (15.779).

Considerando il numero di reati rispetto alla popolazione residente, in cima alla graduatoria delle province italiane più bersagliate si trovano Asti (9,2 furti in abitazione ogni mille abitanti), Pavia (7,1 ogni mille), Torino (7,1 ogni mille) e Ravenna (7,0 ogni mille). E le province in cui i furti in casa sono aumentati di più nell’ultimo decennio sono Forlì-Cesena (al primo posto, +312,9%), Mantova (+251,3%), Udine (+250,0%), Terni (+243,7%) e Bergamo (+234,3%). Tra le grandi città, gli aumenti maggiori si registrano a Milano (+229,2% nel periodo 2004-2013), Firenze (+177,3%), Torino (+172,6%), Padova (+143,3%), Palermo (+128,4%), Venezia (+120,9%), Roma (+120,6%), Bologna (+104,5%) e Verona (+103,4%).

Cresce anche l’attenzione delle forze dell’ordine nei confronti di questo reato. Nel 2013 sono state denunciate a piede libero per furti in abitazione 15.263 persone (+139,6% rispetto al 2004), di cui 1.366 minori (il 9% del totale). E sono state arrestate 6.628 persone, di cui 486 minori (il 7,3% del totale). I detenuti per furto in abitazione e furto con strappo sono 3.530 nel 2014, con una crescita del 131,9% rispetto al 2007.

I ladri scelgono sempre di più le abitazioni private perché oggi negozi, banche, uffici postali e strade commerciali sono maggiormente dotati di sistemi di sicurezza, come le telecamere, in grado di scoraggiare chi vuole commettere il reato o di individuarne il responsabile. E anche perché si è certi di trovare nelle case un bottino da portare via, soprattutto in una stagione di crisi e di forte incertezza riguardo al futuro, in cui gli italiani hanno ridotto i consumi e hanno preferito tenere i propri risparmi «sotto il materasso».

I dati testimoniano una presenza consistente di stranieri sulla scena del crimine. Nell’ultimo anno tra i denunciati a piede libero gli stranieri sono il 54,2% (8.627 persone), tra gli arrestati il 62% (4.112: +31,4% solo nell’ultimo anno), tra i detenuti il 42,3% (1.493).

Si svaligia sempre e comunque: di notte e di giorno, da soli o organizzati in bande, spesso sfidando gli ignari inquilini mentre si trovano in casa. Parallelamente all’aumento dei furti, infatti, a disturbare i sonni tranquilli degli italiani è la crescita di un altro reato ancora più allarmante: le rapine in abitazione, con violenza o minaccia ai proprietari. Nel 2013 sono state 3.619, con una crescita vertiginosa nel decennio (+195,4%) e un incremento del 3,7% solo nell’ultimo anno.

A differenza dei furti in abitazione, le rapine sono commesse principalmente al Sud (1.380 nel 2013, pari al 38,1% del totale). Nella graduatoria provinciale in base all’incidenza di questo reato rispetto alla popolazione residente, al primo posto si trova Trapani (14,4 rapine in abitazione ogni 100.000 abitanti), seguito da Asti (14,1 ogni 100.000) e Palermo (13,8 ogni 100.000).

E l’aumento dei reati che turbano la quiete domestica porta a un aumento delle preoccupazioni della gente comune. Le famiglie che percepiscono il rischio di criminalità nella zona in cui vivono sono passate dal 27,1% del totale nel 2010 al 30% nel 2014.

In effetti, siamo al 6° posto in Europa per numero di furti e rapine in abitazione: 4 ogni mille abitanti rispetto alla media europea di 2,9 (i dati di comparazione internazionale sono riferiti all’anno 2012). Più insicuri dell’Italia sono solo Grecia (7,9 reati ogni mille abitanti), Danimarca (7,8), Belgio (7,2), Paesi Bassi (6,7) e Irlanda (6,1). Ultimi in classifica (cioè i Paesi più sicuri) sono Romania (0,8) e Slovacchia (0,3).

Questi sono i risultati dell’11° numero del «Diario della transizione» del Censis, che ha l’obiettivo di cogliere e descrivere i principali temi in agenda in una difficile fase di passaggio attraverso una serie di note di approfondimento diffuse nel 2014 e nel 2015. I numeri precedenti sono stati: «L’austerity ha stancato gli italiani: sobri sì, asceti no» (28 aprile 2014), «Crescono le diseguaglianze sociali: il vero male che corrode l’Italia» (3 maggio 2014), «I disabili, i più diseguali nella crescita delle diseguaglianze sociali» (17 maggio 2014), «Acqua: tariffe più basse d’Europa e record di acqua minerale, acquedotti colabrodo e depuratori carenti» (24 maggio 2014), «Scuola: intonaci che crollano, rubinetti che perdono e vetri rotti» (31 maggio 2014), «Cattiva reputazione per l’Italia: -58% di investimenti esteri dall’inizio della crisi» (7 giugno 2014), «Lo spread digitale costa all’Italia 10 milioni di euro al giorno di minori investimenti in reti, tecnologie e servizi innovativi» (5 luglio 2014), «Decollo della scuola digitale? La bolletta per internet veloce è di 7,9 euro al mese per studente» (13 settembre 2014), «L’azienda più liquida d’Italia? Gli italiani» (20 settembre 2014), «Il ritorno del ceto medio sull’onda della sobrietà» (7 febbraio 2015).

Fondamentale oggi più che mai stipulare una polizza abitazione.

Sicurezza, datore di lavoro vincolato agli obblighi di vigilanza

Per la Cassazione il responsabile della prevenzione è un consulente. Esonero possibile solo per condotta «abnorme» dell’infortunato

Rassegna stampa – da IntemediaChannel fonte quotidianolavoro.ilsole24ore.com

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Sicurezza, datore di lavoro vincolato agli obblighi di vigilanza

(Autore: Luigi Caiazza – Quotidiano del Lavoro)

Gli obblighi di vigilanza e controllo gravanti sul datore di lavoro non vengono meno con la nomina del Responsabile del servizio di prevenzione protezione (Rspp), il quale ha una funzione di ausilio diretta a supportare e non a sostituire il datore di lavoro nella individuazione dei fattori di rischio. A tale conclusione giunge la Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, con la sentenza 46820/14 depositata ieri.

Il ricorso alla Corte è stato proposto dal responsabile di una società operante nel settore dell’edilizia condannato in primo e secondo grado a seguito di una infortunio grave subito da un lavoratore operante su una scala a mano, cadendo da una altezza di oltre due metri. La difesa dell’imputato si fondava su varie circostanze non valutate nei gradi di merito e cioè: l’incerta ricostruzione dell’evento; la circostanza che l’infortunato seppure assunto il giorno precedente a quello dell’evento era un operaio specializzato dal 1980, con oltre 30 anni di carriera, per cui non necessitava di alcuna informazione e formazione; era stato nominato un geometra quale addetto al Servizio di prevenzione e protezione (Spp). In ogni caso, essendo la società un’azienda di grandi dimensioni sarebbe stato onere del giudice verificare che nell’organigramma non vi fosse un delegato di fatto, non potendo la responsabilità dell’evento gravare certamente sull’amministratore delegato.

Dello stesso avviso non è stata invece la Corte di cassazione, la quale ha stabilito che la condotta incauta del lavoratore infortunato non può assurgere da sola a causa sopravvenuta sufficiente a produrre l’evento quando sia comunque riconducibile all’area del rischio proprio della lavorazione svolta. Il datore di lavoro è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del lavoratore presenti carattere di eccezionalità, abnormità, esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive organizzative ricevute.

Né l’evento può essere imputato ad una minima colpa dell’infortunato, il che avrebbe richiesto che questi conoscesse perfettamente i rischi del lavoro a cui era occupato e il corretto utilizzo dei mezzi fornitigli.

Nel caso in esame, però, il responsabile della società è stato incolpato anche per il deficit informativo e formativo a favore dell’infortunato, violando così gli articoli 21 e 22 del Dlgs 626/94 (ora 36 e 37 del Dlgs 81/08 – Testo Unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro), tenendo conto che la formazione adeguata deve essere fornita al lavoratore in occasione dell’assunzione con particolare riferimento al proprio posto di lavoro ed alle proprie mansioni. Nel caso specifico, l’adempimento formativo è risultato necessario e non superfluo, tenuto conto che l’utilizzo della scala doveva essere effettuato in un contesto di cantiere pericoloso a causa di un terreno di appoggio sconnesso e scivoloso.

In merito alla delega che sarebbe stata conferita ad un geometra, nessun documento è risultato agli atti processuali, né peraltro, la nomina di quest’ultimo quale addetto al Spp è stata ritenuta circostanza esimente dalla responsabilità, atteso che tale carica attribuisce un mero ruolo di consulenza ai fini della individuazione dei fattori di rischio nella lavorazione, nella scelta delle procedure di sicurezza e nelle pratiche di informazione e di formazione dei dipendenti, il che lascia intatti gli obblighi del datore di lavoro riguardanti il controllo e la vigilanza sulla corretta osservanza delle misure di sicurezza predisposte. Del resto, richiamandosi a precedenti giurisprudenziali, la Corte non manca di sottolineare che pur in presenza di una delega, a carico del datore di lavoro permane sempre l’obbligo di vigilare e di controllare che il delegato usi correttamente la delega stessa.

Ancoraggi – Quaderno Tecnico

Ancoraggi – Obiettivo dei Quaderni Tecnici è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.

quaderni tecnici inail
Ancoraggi

Ancoraggi – Quaderno Tecnico

La sicurezza sul lavoro è un tema importante e riteniamo che fare cultura in tal senso migliori sensibilmente la consapevolezza dei rischi e di conseguenza l’utilizzo di tutti gli accorgimenti necessari affinchè tali rischi siano evitati.

L’Inail pubblica dei quaderni tecnici il cui obiettivo è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili. Forniscono informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili a individuare e perfezionare metodologie operative per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali.
I Quaderni sono rivolti a coloro che operano nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili rappresentando un agile strumento sia per l’informazione e la formazione dei lavoratori sia per il miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

Prodotto: Opuscolo
Edizioni Inail – ottobre 2014
Disponibilità: Sì – Consultabile anche in rete (.pdf – 3 mb)
Informazioni e richieste: servcom@inail.it

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