Solo in Trentino Alto Adige le pensioni reggono

Solo in Trentino Alto Adige le pensioni reggono. L’Italia non è pronta per il contributivo puro. Demozzi (SNA): molti dovrebbero riflettere

 

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Solo in Trentino Alto Adige le pensioni reggono

MILANO – Secondo i dati diffusi dal centro studi di Itinerari Previdenziali, solo il Trentino Alto Adige reggerebbe un sistema pensionistico di tipo contributivo. Per ogni 100 euro di prestazioni previdenziali il Trentino Alto Adige ne versa 106, ed è l’unica regione italiana con saldo positivo. Seguono Lombardia (copertura al 97%) e Veneto (95%). Il Lazio ha un tasso di copertura del 87%. La percentuale dei contributi versati da ogni singola regione a copertura delle uscite per prestazioni, scende via via fino a raggiungere il 47% in Molise, il 45% in Sicilia e il 36% in Calabria. A livello nazionale per ogni 100 euro di prestazioni le contribuzioni passano dagli 84 euro medi incassati nel triennio 1980-1982 ai 72,83 euro medi nel triennio 2001-2003, per arrivare ai 76,19 del 2015. È quanto mette a fuoco, fra le altre cose, il recente Rapporto n. 6/2017 sulla regionalizzazione del bilancio previdenziale del Centro studi di Itinerari Previdenziali.

Appare evidente quanto un sistema contributivo puro, in Italia, sia ben lontano dal reggere il peso di un livello delle prestazioni che devono fare i conti con un disavanzo complessivo per l’INPS di oltre 40 Miliardi di euro (dati 2015). Di questo, il Sud assorbe il 49,89% del deficit (21 mld) contro il 18,86% del Centro (7,9 mld) e il 31,25% del Nord (13,16 mld). Il Trentino è l’unica regione con un attivo di bilancio (+ 200 milioni). Mentre le regioni che presentano deficit pesanti sono Piemonte, Sicilia, Puglia, Campania, Toscana, Calabria e Liguria. La mancata copertura con i contributi versati della spesa pensionistica italiana non è una storia recente.

In rapporto al PIL la spesa pensionistica è passata dall’8,40% del 1980 al 10,77% del 2015, ma più per effetto della riduzione del prodotto interno lordo che per crescita in valore assoluto delle pensioni, a causa della crisi finanziaria che ha prodotto una riduzione sostenuta del denominatore pur in presenza di una crescita della spesa contenuta grazie alle due più importanti riforme del sistema (Amato e Dini).

Il Presidente Nazionale SNA, Claudio Demozzi, commenta a caldo i dati: “Abbiamo sempre sostenuto – sottolinea – che ricalcolare le pensioni degli italiani con il contributivo puro significherebbe mettere in atto una riduzione generalizzata pesantissima e cioè imporre sacrifici insopportabili per la popolazione; il contributivo puro va applicato solamente alle pensioni più ricche, oltre soglie molto elevate, mentre non ha senso per i contribuenti in generale. La soluzione tra l’altro non può certo essere il mero ricorso ai PIP delle Compagnie, che sono utili a chi può permettersi il lusso di versare cifre ragguardevoli ma non risolvono affatto il problema di chi deve fare i conti per arrivare a fine mese. Chi qualche anno fa – conclude Demozzi – immaginava di poter abbracciare, in Italia, il sistema contributivo puro evidentemente ignorava questi dati o semplicemente non aveva riflettuto a sufficienza sulla situazione del Paese, per non parlare di chi invocava il contributivo puro per gli Agenti di assicurazione: ignoranza, strumentalizzazione o remissività verso i desiderata dei poteri forti?”.

fonte http://www.snachannel.it

Gli italiani hanno imparato a risparmiare?

Il broker facile.it ha commissionato un’indagine dalla quale si evince che gli italiani hanno tagliato spese ed iniziato a rispamiare in settori in cui, fino a 5 anni fa, la concorrenza era minima.

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Gli italiani hanno imparato a risparmiare?

Facile.it, broker e comparatore di tariffe, ha presentato i risultati di un’indagine sulle nuove abitudini di consumo degli italiani, che, a quanto pare, nel 2015 sono riusciti a risparmiare più dell’anno precedente, utilizzando il canale on-line.

Prima di presentare alcuni dei risultati, ci preme raccomandare di porre molta attenzione a cosa si sta acquistando. Perché, a differenza di un prodotto materiale, un servizio è difficilmente paragonabile e le variabili possono costare care, in termini di prestazioni del servizio. Messaggi pubblicitari che inneggiano al risparmio sulle assicurazioni per poter fare un viaggio in più (o comunque la palestra, una cena in più ….) vanificano il lavoro di tanti professionisti capaci di guidare all’acquisto consapevole ( per ragioni regolamentari ed etiche ) e quindi il miglior prezzo per la soluzione tagliata su misura.

Detto questo vediamo dove gli italiani hanno ottenuto maggiori risparmi, iniziando dal settore che ci riguarda direttamente.

Per RCA auto-moto il 38% degli intervistati ha dichiarato di aver risparmiato, il 36 % sulle spese telefoniche (senza cambio operatore) e il 26% cambiando operatore telefonico.

Più difficile risparmiare sui conti correnti e sulle surroghe dei mutui. Rispettivamente sono il 14% e il 6% degli intervistati. Ci permettiamo di scrivere che in questo caso il problema è legato alla “casta” banche le quali operano spesso in barba ai regolamenti e all’etica, propinando prodotti inadeguati e che spesso non danno alcuna copertura proprio perché sbagliati, facendo inoltre concorrenza sleale, e portando comunque i clienti (soprattutto risparmiatori) in situazioni che grazie alle cronache ben tutti conosciamo.

Anche le spese mediche hanno subito un taglio (34%) che ha portato molti italiani ad accettare i tempi biblici della sanità pubblica.

Fino ad ora abbiamo riportato i dati relativi a spese inevitabili. Vediamo, sei beni di consumo “superflui”, come si sono comportati gli intervistati.

15,7 milioni di persone hanno rinunciato a pizzerie e ristoranti, 12,8 milioni hanno contenuto le spese per vestirsi, a seguire viaggi e cultura (a pagamento).

Tutti i dati considerati dall’indagine sono stati confrontati con il 2011, quando la crisi era al suo apice. I risultati offrono diversi spunti interessanti: facevamo meno attenzione a risparmiare sulle spese obbligatorie. Tre esempi su tutti: negli ultimi 5 anni gli italiani che dichiarano di aver risparmiato sull’assicurazione sono aumentati dell’11%; del 15% per le spese telefoniche e del 19% per le spese mediche a pagamento.

In aumento anche chi che hanno imparato a tagliare le spese non necessarie. Se nel 2011 il 37% riusciva a risparmiare sull’abbigliamento, oggi siamo al 54%; si va meno al cinema e al teatro (le persone che hanno ridotto questa spesa sono passate dal 29% al 42%) e si fanno meno trattamenti estetici (dal 23% al 33%). Aumenta del 10% anche la percentuale degli italiani che fa più attenzione a non spendere troppo nei pasti fuori casa.

Da segnalare due voci in controtendenza: gli italiano sono fedeli al supermercato di fiducia, e soprattutto, non piace risparmiare su giornali, libri e musei. Solo il 15% diminuirebbe la spesa per questi beni.

Personalizzazione, protezione e investimento a lungo termine

Secondo Alberto Vacca, Chief Life, Capital & Investment Officer and Bancassurance Director di Aviva, in mercati finanziari sempre più incerti il ‘fai da te’ rappresenta un rischio per l’investitore

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Personalizzazione, protezione e investimento a lungo termine

Demografia, liquidità e sviluppo sono le 3 parole chiave su cui il Salone del Risparmio 2016 accende i riflettori: in che modo il settore deve affrontare i cambiamenti in corso?

Uno dei fenomeni maggiormente discussi negli ultimi anni è quello dell’invecchiamento della popolazione di tutti i paesi industrializzati. Questo fenomeno demografico ha impatti notevoli sia sulla sostenibilità economica del sistema pensionistico che di quello sanitario.
Questo trend crea delle opportunità per le imprese assicurative che offrono prodotti quali i fondi pensione aperti o i piani individuali pensionistici per integrare la propria pensione pubblica, ormai significativamente ridotta dalle modifiche al sistema del welfare. Un’altra opportunità si apre sul fronte della salute dove è sempre più necessario avere una polizza privata, anche per coprire esigenze che il SSN non copre più in modo adeguato e tempestivo.
Questo contesto è favorevole anche per i prodotti di investimento assicurativi, che offrono un perfetto connubio tra risparmio a lungo termine e pianificazione successoria, esigenza sempre più sentita per una popolazione che invecchia.
Investendo in una gestione separata o in un prodotto multiramo, ad esempio, l’investitore riesce ad ottenere diversi benefici, tra cui: una protezione maggiore dalla volatilità dei mercati rispetto ad investimenti finanziari puri, una tassazione agevolata tipica delle polizze, con il differimento al momento della liquidazione, l’impignorabilità e insequestrabilità ed in caso di morte la possibilità di ottenere una somma aggiuntiva rispetto al capitale accumulato fino a quel momento e la mancanza delle imposte di successione per il beneficiario della polizza.

Alberto Vacca, Chief Life, Capital & Investment Officer and Bancassurance Director di Aviva risponde ad alcune domande:

Fai da te vs consulenza finanziaria. Sempre più italiani si affidano a mani esperte per la costruzione del proprio portafogli. Come evolverà in futuro il rapporto tra risparmiatore e consulente?

“In un contesto di mercati finanziari sempre più incerti e difficili da prevedere, il valore della consulenza rispetto al fai da te è sempre più evidente.
Per questo motivo Aviva ha predisposto una gamma di prodotti completa e contemporaneamente capace di valorizzare il ruolo del consulente finanziario nella personalizzazione del prodotto alle esigenze specifiche del cliente guidandolo attraverso le opzioni migliori per proteggere la famiglia e se stesso. A tal proposito si possono citare le soluzioni di investimento ad architettura aperta, capaci di valorizzare l’opera del consulente con un prodotto flessibile e modulabile.”

Sarete presenti al Salone del Risparmio: perché avete deciso di partecipare e quali saranno le riflessioni che presenterete? Quali sono le opportunità che una manifestazione del genere può portare ad una realtà come la vostra?

“Il Salone rappresenta un appuntamento consolidato ed unico per gli addetti ai lavori: un luogo di incontro tra i diversi attori del mercato per condividere esperienze, valorizzare le proprie expertise ed approfondire tematiche riguardanti l’industria del risparmio gestito.
Siamo una Compagnia che da trecento anni punta all’eccellenza in diversi settori finanziari, grazie a una continua ricerca delle migliori opzioni sul mercato e alla costante collaborazione con le reti di promozione finanziaria e le principali banche con cui collochiamo i nostri prodotti.
Abbiamo deciso, per la prima volta, di partecipare a questa importante vetrina anche per dare un segnale visibile del rinnovato impegno a fianco dei promotori finanziari, canale distributivo che negli ultimi anni si è rivelato estremamente efficace e che Aviva ha messo al centro delle sue strategie di crescita.”

Sorgente: salonedelrisparmio.com

Fondi pensione, prove di resistenza

RASSEGNA STAMPA

(di Carlo Giuro – Milano Finanza) I risultati dei primi stress test condotti dall’Eiopa sui fondi pensione europei evidenziano l’impatto di diversi scenari sulla prestazione finale (da Intermedia Channel)

Fondi pensione, prove di resistenza

Sono stati pubblicati il 26 gennaio dall’Eiopa le evidenze dei primi stress test condotti in Europa sui fondi pensione occupazionali (in linguaggio comunitario i cosiddetti Iorps). L’esercizio, avviato l’11 maggio scorso e concluso il 10 agosto 2015 in collaborazione con le Autorità nazionali (per l’Italia la Covip), su dati al 31 dicembre 2014, è stato condotto in analogia a quanto già realizzato in ambito comunitario dalle Autorità di vigilanza europee sulle altre istituzioni finanziarie (Eba e Bce per il settore bancario e la stessa Eiopa per il settore assicurativo). Sono state coinvolte le forme previdenziali di 17 Paesi europei (Austria, Belgio, Cipro, Germania, Danimarca, Spagna, Finlandia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Svezia, Slovenia, Slovacchia e Regno Unito) in maniera tale che gli Iorps considerati, con asset superiori ai 500 milioni di euro, rappresentassero almeno il 50% del loro mercato nazionale. Per consentire un confronto omogeneo l’Eiopa ha sviluppato una metodologia comune, utilizzando criteri di valutazione «market-consistent» per gli attivi e le passività dei fondi. In parallelo, l’Autorità europea ha effettuato una valutazione sulla base dei bilanci nazionali.

Quali gli obiettivi? ……………….

Leggi tutto: sorgente: Fondi pensione, prove di resistenza | Intermedia Channel

Gestioni separate contro gestioni scellerate

Gestioni separate contro gestioni scellerate. Banche e conflitto di interessi. Carlo Colombo, consigliere UEA affronta il tema della “poca” trasaparenza degli istituti di credito.

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Gestioni separate contro gestioni scellerate

Gestioni separate (delle compagnie di assicurazioni) contro gestioni scellerate (delle banche). Carlo Colombo, Consigliere UEA con delega a Disintermediazione, bisogni del cliente e trasparenza dei contratti affronta in due articoli, di cui il seguente è il primo,  relativi al tema dello scandalo banche e visti dal punto di vista assicurativo, ed il secondo che sarà pubblicato prossimamente con titolo “Agenti presenti vs bancari danzanti”.

UEA sullo scandalo banche: Gestioni separate vs gestioni scellerate – di Carlo Colombo, Consigliere UEA con delega a Disintermediazione, bisogni del cliente e trasparenza dei contratti

In questi giorni di festa, in cui ha continuato ad imperversare la polemica legata agli scandali bancari, un fantasma è stato da più parti evocato, citato e mai approfondito, strumentalmente agitato, ma funzionalmente non approfondito: il famigerato “conflitto di interessi”.

Ebbene questo mostro a due (o più teste) ha molti padri – e di certo molti figli – sui quali occorre cominciare a fare un po’ di chiarezza. Ad esempio riconoscendo che le banche, quando collocano prodotti finanziari attraverso i loro dipendenti, hanno l’interesse ad attribuire ai loro clienti profili di rischio più elevati rispetto a quelli effettivi per poter avere un mercato più ampio e “mano libera” nel proporre prodotti più complessi (e solitamente più remunerativi per loro). Certo nei prospetti informativi – che oramai vengono dati su cd o fatti scaricare da internet perché le suddette informazioni abbisognano di centinaia e centinaia di pagine (che le banche dovrebbero illustrare accertandosi che i clienti abbiano ben inteso) – è evidenziata la scarsa probabilità che hanno gli stessi di dare performance positive rispetto al mercato di riferimento.

Ma questo le banche lo hanno evidenziato ai clienti?

D’altronde in un momento di tassi vicini allo zero, qualsiasi fondo monetario od obbligazionario con una commissione di gestione dell’1% è logico che dia un risultato negativo. Quindi, piuttosto che indirizzare i clienti verso prodotti più adeguati alle loro esigenze, e meno remunerativi per la banca, cosa fa frequentemente il mondo bancario? Alza forzatamente il profilo di rischio tollerabile dal cliente tramite la compilazione del “modello MIFID”, dal quale deve risultare per legge che il cliente abbia una conoscenza dei prodotti finanziari che si appresta ad acquistare, un orizzonte temporale ed una propensione al rischio maggiore di quella reale e quindi coerente per potergli vendere prodotti più rischiosi. La banca poi… incrocia le dita sperando che i mercati tirino! Altrimenti, com’è possibile che la conclamata bassa cultura finanziaria del cittadino medio italiano, non risulti dai profili di rischio dei questionari MIFID? Quando siamo diventati tutti esperti di finanza?

Soprattutto di questi tempi, un validissimo strumento dove trovare un porto sicuro per i propri risparmi è costituito dalle “gestioni separate” (ramo Vita) delle Compagnie assicurative, in quanto:

  • sono separate dal patrimonio della Compagnia: quindi non c’è confusione patrimoniale come in campo bancario dove, se il 20% dei clienti decidesse di ritirare i propri soldi contemporaneamente, le banche non sarebbero in grado di farvi fronte. Inoltre, nel caso la compagnia avesse dei problemi di bilancio, gli assicurati sarebbero comunque garantiti dalle attività presenti nella gestione separata e dalle riserve tecniche appostate per obbligo di legge;
  • sono fortemente vincolate dalle legge nelle percentuali e nella qualità dei titoli acquistabili dal gestore;
  • oltre alla diversificazione ed alla scelta di titoli affidabili, la Compagnia per legge pone a garanzia delle attività della gestione separata il proprio patrimonio, trovandosi quindi in perfetta comunione di interessi con il proprio cliente che viene ad essere ulteriormente tutelato in caso di dissesti del mercato o dai rischi demografici legati al continuo aumento della vita media ed al conseguente rischio del cittadino di vivere, in condizioni disagiate, oltre i propri risparmi.

Ma anche qui, gli operatori presenti sul mercato non sono tutti uguali: accanto alle Compagnie tradizionali, che vantano indici di solvibilità solitamente lusinghieri, facilmente rilevabili dai fascicoli informativi, troviamo altri operatori meno affidabili e meno patrimonializzati.

La differenza, ancora una volta, la fanno gli Agenti (che qualche società di consulenza/potentato poco avveduto vorrebbe, per avere la mano più libera, estromettere attraverso la digitalizzazione ed altri marchingegni) abituati, a differenza di quanto accade in banca o sul web, a metterci la faccia per decine di anni e ad indagare le reali esigenze degli assicurati, illustrando loro nel dettaglio tutte le specifiche del contratto e accertandosi dell’effettiva comprensione.

Sorgente: Voci dalla Rete Intermedia Channel

Le regole per investire in sicurezza

Il decalogo per investire e l’educazione finanziaria di Feduf-Consumatori

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Le regole per investire in sicurezza

Ecco le “regole d’oro” per investire:

  1. CONOSCERE LE TIPOLOGIE DI INVESTIMENTO. Le azioni sono strumenti finanziari con cui partecipiamo al capitale sociale di un’azienda. Le obbligazioni sono strumenti con i quali diventiamo creditori del soggetto (Stato, impresa o banca) che ha emesso il titolo per un periodo di tempo definito da un contratto. I fondi comuni raccolgono il risparmio di più investitori per investirlo in molteplici strumenti finanziari.
  2. STABILIRE IL VALORE DI UN TITOLO. Occorre tenere in considerazione il suo prezzo rispetto all’inflazione, il suo andamento e la sua liquidità, ovvero la sua capacità di essere scambiato con facilità sul mercato. 
  3. DECIDERE L’ORIZZONTE TEMPORALE DEL PROPRIO INVESTIMENTO. Se ad esempio l’investimento temporale è ridotto, è meglio fare investimenti a basso rischio, perché avremo meno tempo per risanare le perdite con altre scelte di investimento. Se invece i tempi sono più ampi, possiamo investire una parte del nostro denaro con un grado di rischio più alto. In ogni caso non bisogna mai trattare le Borse come dei casinò. 
  4. CONTROLLARE GLI INVESTIMENTI. Anche se abbiamo fiducia nella nostra banca bisogna informarsi costantemente dei nostri investimenti, anche confrontandosi con altri operatori, e agire immediatamente in caso di necessità. 
  5. VERIFICARE SEMPRE LA SOLIDITA’ DELL’EMITTENTE: un’obbligazione di un’azienda storica, ad esempio, non è per forza sicura. Bisogna farsi consigliare da più fonti, paragonando diverse le informazioni.
  6. RICEVERE INFORMAZIONI NECESSARIE DA PARTE DELLA BANCA. Quando ci sottopone una tipologia di investimento, la banca è tenuta a comunicare in maniera chiara e comprensibile: la tipologia dello strumento, il soggetto che lo ha emesso, il mercato di quotazione e di negoziazione, gli eventuali conflitti di interesse potenziali, la classe di rischio assegnata dalla banca allo strumento finanziario.
  7. VALUTARE RISCHI E GUADAGNI. Più alto è il rischio, più alto è il guadagno possibile, ma possibile non vuol dire certo, né tanto meno probabile. Non esistono dunque guadagni facili a rischio zero. 
  8. MEGLIO FRAZIONARE GLI INVESTIMENTI. Più diversifichiamo le tipologie di investimenti effettuati, fra titoli più e meno rischiosi, più il rischio di perdita del proprio capitale diminuisce.

E ora? Così le banche proveranno a distrarvi

Le banche offriranno nuove polizze a chi ha perso tutto. Ma il cliente deve pretendere il risarcimento.

fonte lettera24.it

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E ora? Così le banche proveranno a distrarvi

Lettera43.it pubblica un’intervista a Vincenzo Imperatore, “bancario pentito” autore del libro IO LO SO ED HO LE PROVE, in cui denuncia i modi “truffaldini”, o comunque poco trasparenti,  che utilizzavano le banche di piazzare “spazzatura” tra la clientela, in nome del solo “guadagno” (della banca). Pratiche oggi non completamente dimenticate. Di seguito alcuni stralci dell’articolo.

Tutti a guardare l’ultima scena e a esprimere pareri, giudizi, consigli (talvolta pontificando) senza aver visto l’intero film.
È quanto sta accadendo in questi giorni a seguito del fallimento delle quattro piccolissime banche (CariChieti, Etruria, Marche e Carife) che valgono, è bene ricordarlo, solo l’1% del sistema creditizio italiano.
Una minuzia.
SCOPRONO L’ACQUA CALDA. E quindi ora tutti a parlare di «profilo di rischio» (anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan), di pressioni commerciali, di bail in, di prodotti tossici.
Tutti argomenti affrontati nei miei libri (il primo, Io so e ho le prove, è di ottobre 2014), ma soprattutto ribaditi settimanalmente da circa un anno sulle pagine della rubrica “Lo sportello” di Lettera43.it.
Ma io non sono un mago, ho semplicemente vissuto in quel mondo: «Non sono la vittima di un sistema, ma quel sistema ho contribuito a costruirlo e alimentarlo».

LO SCENARIO È RIPETIBILE. Si potrebbe ripetere, ovviamente sotto forme diverse, questo tipo di scenario?
Il cantautore franco-belga Jacques Brel diceva: «Conosco delle barche che si dimenticano di partire, hanno paura del mare a furia di invecchiare».

Lo stesso meccanismo usato dopo il crac di Lehman Brothers

Nel febbraio del 2009 a tutti noi direttori di area arriva una convocazione per una riunione molto riservata in cui ci viene consegnato un documento con l’ordine di non divulgarlo ai nostri collaboratori.
In sintesi vi si diceva che la banca avrebbe avviato un’azione di customer care per tutelare in modo «paritario e indiscriminato» tutti i sotto­scrittori di polizze assicurative con sottostante obbligazioni Lehman Brothers.
Poiché la banca d’affari era fallita, e quindi le probabilità di recupero erano molto basse se non nulle, il top management pensò strategicamente di sottoporre a tutti i sotto­scrittori una duplice proposta.

IMMEDIATO INCASSO DEL 50%. La prima era di incassare subito la metà del capitale investito (quindi per­dere subito il 50%) mantenendo però la titolarità della polizza.
In altre parole, per l’altra metà, il cliente avrebbe dovuto sperare di recuperare qualcosa diret­tamente da Lehman attraverso le procedure concorsuali o comunque giudiziali.

POLIZZA NUOVA DI ZECCA. La seconda proposta era di trasformare la polizza in un’altra nuova di zecca.
Come a dire: carissimo cliente, con questa nostra offerta lei può recuperare quasi il 100% del capitale investito, ma con tempi più lunghi.
In pratica, chi avesse accettato avrebbe dovuto sottoscrivere una nuova assicurazione (quindi altre commissioni e spese a proprio carico) che annullava quella precedente. …..

Le indicazioni al cliente? Poche e lacunose

Tuttavia il problema non era tanto nella qualità della proposta, quanto nelle modalità, a dir poco lacunose, con cui doveva essere illustrata al cliente.
Nel documento si specificavano le indicazioni comportamentali che i manager avrebbero dovuto tenere, ovvero: «Non esprimere alcun parere sull’ordinanza emessa dal tribunale di Milano».

Il compito della banca? «Distrarre» il risparmiatore

Il nostro compito era «distrarre» il cliente, non farlo riflettere sulla possibilità di richiedere il risarcimento delle polizze precedenti ma, anzi, spingerlo a sottoscriverne una nuova che non aveva niente a che fare con Lehman Bro­thers.

RISERVATEZZA COI PIÙ OSTILI. Con i clienti più ostili, arrabbiati, poco concilianti, occor­reva invece stabilire degli incontri riservati, quasi carbonari, facendo terrorismo psicologico: caro cliente, nell’incertezza di un giudizio pendente, che non sappiamo come si con­cluderà, prenditi quello che ti stiamo offrendo perché alla fine potresti non ottenere nulla…».

Guardate anche il video qui sotto, illuminante:

Cosa aggiungere? Nulla, ognuno di voi è in grado di trarre le giuste conclusioni e già da oggi affidarsi a chi il risparmio lo sa gestire davvero.
A meno che non cerchiate speculazione. In questo caso è necessario mettere in conto le possibili (e probabili) perdite.

Difficile il cammino della riforma delle pensioni

Riforma delle Pensioni? Servono una macchina amministrativa migliore, la riduzione dei contenziosie la lotta ad evasione e frodi. La giustizia intergenerazionale produce dei contraccolpi ma le priorità devono essere equità e trasparenza

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Difficile il cammino della riforma delle pensioni

(di Alessandra Del Boca, Professore di Economia e Consigliere di Sorveglianza Ubi, e Antonietta Mundo, Attuario, ex Coordinatore generale statistico attuariale dell’Inps – Corriere della Sera)

La recente proposta Inps ha avuto il merito di far emergere come sia azzardato agire sulle pensioni in essere, sia attraverso la differenza tra retributivo e contributivo sia attraverso la differenza tra età effettiva e legale di pensionamento. L’Istituto vorrebbe usare le prestazioni che non ci saremmo veramente guadagnati per finanziare la lotta alla povertà degli ultra cinquantacinquenni disoccupati e una più ampia flessibilità in uscita dal lavoro. A questo fine Inps penalizza in media del 3% l’anno chi anticipa la pensione prima dell’età legale che dal 2016 è di 67 anni e 7 mesi: un lavoratore che va in pensione a 63 anni e 7 mesi subisce tagli del 9%. La proposta ricalcola anche la parte retributiva delle pensioni in essere sopra 2.400 euro netti mensili, se l’età di pensionamento è inferiore all’età ricalcolata dall’Inps (che ieri, nella sede ritrovata di piazza Colonna in Roma, ha ospitato un confronto sull’argomento, con la presentazione del rapporto annuale sulle pensioni Ocse).

Il padre di una di noi due oggi 90enne, andato in pensione nel 1981 a 57 anni vedrebbe la sua pensione tagliata del 21,5%. Se fosse andato in pensione nel 1989, a 64 anni, l’età ricalcolata dall’Inps, non ne subirebbe alcuna. Nel 1981 non sapeva che nel 2015 a 90 anni qualcuno avrebbe proposto di decurtargli la pensione e avrebbe fatto altre scelte. La previdenza deve garantire, nel momento di maggiore fragilità, la sicurezza per il futuro. Ciascun sistema di calcolo ha già insite penalizzazioni. Il retributivo dopo il 1992 è penalizzato con il calcolo decennale delle retribuzioni medie pensionabili, le aliquote di rendimento annuo scendono gradualmente per redditi superiori a 46.169 euro dal 2% allo 0,9% e per anzianità oltre i 40 si azzerano. Nel contributivo, l’età di pensionamento è una variabile importante per modulare l’entità di una pensione ma non l’unica. Influenzano la prestazione anche: l’evoluzione della retribuzione, l’aliquota, il rendimento del montante e l’andamento dell’economia, il massimale di retribuzione imponibile e l’evoluzione dell’aspettativa di vita. È impossibile essere corretti nel fare giustizia intergenerazionale.

Una riforma previdenziale deve essere decisa dal Parlamento: un istituto amministrativo non può porre a carico dei propri pensionati azioni per combattere povertà e disoccupazione: non gli compete. Secondo lo Statuto del 1935, l’Inps ha il compito di redigere i bilanci, organizzare e amministrare la struttura e le risorse affidate da imprese e lavoratori per pagare le pensioni. Articolati di legge con «importi soglia» difficilmente individuabili, perché variabili nel tempo a seconda delle composizioni familiari, generano insicurezza e contrastano con il clima di fiducia che il governo sta cercando di ricostruire. Chi ha una pensione di 2400-3500 euro netti deve poter decidere se cambiare la lavatrice o l’auto: questa tassa costerebbe di più in rinuncia ai consumi del poco risparmio previdenziale. La proposta Inps attinge risorse anche da trattamenti bassi con erogazioni assistenziali per gli over 65 disagiati come maggiorazioni sociali, 14ma, importo aggiuntivo o integrazioni al minimo di pensionati migrati in altri Paesi. Infatti prevede decurtazioni graduali fino all’azzeramento dell’integrazione assistenziale tra le soglie dei 32.000 e 37.000 euro lordi di reddito familiare equivalente. Si cambiano le «unità di misura» reddituali ben individuabili e conosciute per la verifica dei mezzi, sostituendole con concetti di «potenziale economico della famiglia», in base alla Scala Ocse modificata, usata per confronti sulla povertà tra Paesi e per interventi assistenziali Isee. Il sistema diventa più complesso e sposta l’asse di riferimento reddituale da parametri previdenziali ad assistenziali. I risparmi sarebbero stimati sui potenziali di reddito familiare di oggi, senza considerare che per difendersi i coniugi si possono anche separare, riducendo i risparmi attesi. In qualsiasi ordinamento civile decurtare le pensioni si può solo in due casi: bancarotta o rivoluzione, dice Pietro Ichino. In congiunture drammatiche come la manovra Monti-Fornero, l’operazione giustizia tra generazioni si è limitata a deindicizzare le pensioni medio-alte, alzando l’età piuttosto che tagliare le pensioni.

Battaglie per creare equità all’Inps ce ne sarebbero: una macchina amministrativa migliore per gli utenti, lotta contro evasione e frode, procedure più semplici, gestione del personale che riduca il contenzioso tra dipendenti, ex dipendenti e Inps. Vuole l’Inps fare un’operazione di trasparenza? Pubblichi i dati economici sui contributi versati senza dare luogo a prestazione, pagati da milioni di «silenti»: lavoratori deceduti senza diritto a pensione o senza superstiti, stranieri rimpatriati con bassa contribuzione, disoccupati di lunga durata e donne che perdono il lavoro senza avere il diritto alla pensione, o prestazioni non riscosse. L’Inps non è un’assicurazione privata che applica aliquote di equilibrio, ma grazie ai trasferimenti dello Stato gestisce un’assicurazione sociale con aliquota contributiva sociale.

Le soluzioni previdenziali e di risparmio legate alle assicurazioni sono tra le più sicure, perché i risparmi vengono gestiti in una GESTIONE SEPARATA, e quindi estranea alla vita economica della compagnia di assicurazioni,  e perché sottoposte a vigilanza dell’organo di sorveglianza. Offrono, inoltre, alcune tutele giuridiche che nessun altro servizio offre: impignorabilità ed insequestrabilità del contratto e capitale fuori dall’asse ereditario  (art. 1920 – 3° comma del codice civile) fatti salvi i casi di “distrazione” dei capitali.

Contattaci per saperne di più! Vogliamo aiutarti a RISPARMIARE!!!

Risparmiare con la polizza online, Adiconsum avvisa di “stare attenti”

Carlo Pianulli, presidente Adiconsum Lombardia, in un a intervista all’Eco di Bergamo, avverte sui rischi di acquistare una polizza online.

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Risparmiare con la polizza online, Adiconsum avvisa di “stare attenti”

Ad avvisare i consumatori sui potenziali rischi delle polizze online, spesso celate da preventivi incomprensibili e voci di polizza enigmatiche, ci pensa Carlo Piarulli, presidente di Adiconsum Lombardia in una intervista rilasciata all’Eco di Bergamo a cura di Alessandro Belotti, il quale invita caldamente ad accertarsi della moltitudine di informazioni che provengono dal mare magnum di internet.

Ma di cosa deve accertarsi un potenziale cliente nel momento in cui decide di acquistare una polizza online proveniente da una comparazione legata soprattutto sul discorso prezzo?

Dice Piarulli: “Occorre innanzitutto andare al di là dei facili entusiasmi sul risparmio, valutando bene gli elementi importanti” come le condizioni di polizza. (vi rimandiamo all’articolo scritto in precedenza sul nostro sito riguardante la semplificazione contrattuale)

Fino a 4-5 anni fa le compagnie erano molto restie a stipulare una RcAuto, in quanto allora era molto onerosa” per le Compagnie che proponevano spesso prezzi proibitivi che stavano ad indicare il “non voler assumersi il rischio”…

Ora le cose sono cambiate… Nel Far West delle polizze, “il trend si è completamente invertito: per le compagnie è diventato un business, in quanto il rischio è diventato molto più basso” continua Piarulli…. Ora le compagnie vedono di buon occhio le RC auto poiché il rapporto sinistri/premi è calato. Ciò significa che è diminuito il rischio da assicurare.

Con questi preamboli, dove risiede, in teoria, il risparmio delle polizze online confronto a quelle stipulate in agenzia? Si pensa subito al taglio dei costi di noi intermediari, ma stando più attenti, possiamo notare che molte polizze online escludono a priori determinate caratteristiche presenti invece nelle polizze tradizionali stipulate in agenzia… Il classico esempio è la rinuncia alla rivalsa in stato d’ebbrezza o guida non conforme, applicando a volte franchigie e scoperti che, in caso di sinistro con torto, ci fanno rimpiangere quei soldi che abbiamo risparmiato non rivolgendoci ad una agenzia…

Non siamo qua a fare terrorismo psicologico, ma esistono dei rischi inerenti l’acquisto di polizze assicurative online e se ci sono, dove li troviamo?

Normalmente è difficile trovare compagnie assicurative esclusivamente on line….” Di solito, le compagnie online sono delle appendici di quelle tradizionali che, spinte sempre più dalla diffusione di internet e delle sue possibilità, hanno pensato bene di lanciarsi nel marasma, che, per gli addetti ai lavori in questo campo, molte volte rasentano l’impossibile dal punto di vista dei prezzi risultanti… ma, come scritto in precedenza, al di là del taglio dei costi dell’agenzia, bisogna leggere molto attentamente le condizioni di polizza e gli svantaggi nel caso di una stipula online (pagamento online ce, se non effettuato entro determinati giorni, comporta una variazione sul premio da pagare, invio documentazione spesso illeggibile, dati inseriti a caso, problema nella gestione dei sinistri e via dicendo, che noi del settore conosciamo bene)…

Per quanto riguarda l’affidabilità continua Piarulli “l’attenzione deve però essere la stessa di quando si acquista un qualsiasi prodotto su internet o nel momento in cui si sottoscrive un documento: occorre quindi verificare l’identità dell’interlocutore, essere certi che sia affidabile e garantito. L’affidabilità nel mondo dell’on line è tutto, anche per una questione psicologica: una banca, un’agenzia sono luoghi fisici ben identificati e identificabili, internet è invece per definizione il mondo dell’immateriale, cosa di per sé non negativa. In tema di Rc Auto, per sapere se il soggetto in questione è affidabile o meno, basta quindi andare sul sito dell’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) o su quello di Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici), dove si possono reperire tutte le informazioni necessarie”.

Ma, solitamente, in quanto può consistere il risparmio sulla polizza?

E’ bene evidenziare che la polizza Rc Auto è un prodotto obbligatorio e quindi non dico che sia calmierato, ma quanto meno c’è una certa attenzione da parte del Comitato interministeriale dei prezzi (Cip). Un risparmio molto consistente, ossia nell’ordine di 800-1.000 euro, si potrebbe verificare soltanto nel momento in cui i parametri sono molto diversi, non gli stessi: comparando la polizza di una vettura di un residente a Napoli con quella di un residente a Lodi, ad esempio. Se invece i parametri sono identici (stessa città, stesso veicolo, stessa età del conducente, ecc.), stando di manica larga, il rapporto tra il preventivo più basso e quello più alto è normalmente di 1 a 2. Raramente può oltrepassare questa soglia

Piarulli termina con una valutazione sui comparatori online: “…. anche qui occorre conoscere i parametri di queste valutazioni. Vanno quindi presi con le pinze, senza fidarsi ciecamente di una prima impressione favorevole o di un dato eclatante in termini di risparmio. Sarebbe opportuno verificare personalmente la veridicità del dato emerso dal comparatore, andando a richiedere un altro preventivo con le medesime caratteristiche direttamente sul sito dell’agenzia che offre il prezzo più favorevole, secondo lo stesso comparatore. In questo modo il meccanismo di verifica evita di incappare in possibili sovrapprezzi o eventuali commissioni non esplicitate. Conta molto anche il numero di compagnie che vengono selezionate dal comparatore o con cui vige una partnership (che deve essere esplicitata): un conto è se sono 4-5, un altro se sono 20-30. Più un sito di comparazione è indipendente, quindi, maggiore è la sua affidabilità. Possono sembrare dettagli, ma in realtà contano moltissimo

Di sicuro sono affidabili, ma ricordiamoci che molte volte vale l’equazione prezzo basso=qualità scadente.

Un fenomeno in via di espansione, e per noi ancor più rischioso, è l’acquisto di altra tipologia di contratti di assicurazione, sia nel settore protezione che risparmio. Qui la competenza diventa ancora più importante. Rispondete a questa domanda: affidereste la protezione del vostro patrimonio a perfetti sconosciuti, di fatto ad una macchina (il computer)?

Noi consigliamo caldamente di accertarsi del dato ottenuto andando a chiedere in un’agenzia un preventivo con le medesime caratteristiche, ricordandoci che i prodotti dell’agenzia includono già di base alcune voci escluse il più delle volte dalle polizze online.

Facendo così, la nostra verifica può eliminare le possibilità di sorprese come sovrapprezzi, commissioni nascoste e, tengo a ribadire la professionalità di una persona che ci spiega a voce e a quattrocchi come è strutturata una polizza e cosa far.

I francesi diffidano delle banche, e gli italiani?

Un recente studio rivela l’elevato timore dei francesi sul default di banche. E gli italiani?

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I francesi diffidano dalle banche, e gli italiani?

I risparmiatori francesi hanno dimostrato di non avere molta fiducia nelle banche.

E’ quanto emerge da uno studio realizzato da Ifop per  Aucoffre.com (piattaforma on line per l’acquisto di metalli preziosi).

Il 42% dei francesi non ha fiducia nella propria banca, il 47% teme il rischio di fallimento e il 71% ha paura di misure di prelievo del risparmio.

Lo studio indica anche che il 73% sta cercando attualmente soluzioni per proteggere i propri risparmi e che il 23% è pronto a spostare denaro la loro libretto di risparmio livret A, che sta perdendo interesse, verso l’acquisto di oro, che si piazza in seconda posizione tra gli investimenti giudicati più accessibili e facili da sbloccare. (www.assinews.it)

E gli italiani?

Gli italiani sono anche sempre più insoddisfatti delle banche italiane. Lo certifica il “World Retail Banking Report” (WRBR), studio realizzato dalla società di consulenza Capgemini e dall’organizzazione no-profit globale Efma. Secondo lo studio è in calo la soddisfazione dei clienti verso le banche in oltre un quarto dei Paesi intervistati, Italia compresa.

Un dato è particolarmente emblematico: i più insoddisfatti della propria banca sono i membri della Generazione Y, ossia quella parte della popolazione nata fra il 1980 e il 2000. Ad ogni modo, la delusione per le banche non deve farci dimenticare che l’Italia è uno dei Paesi più “bancocentrici” d’Europa. Sebbene insoddisfatti, gli italiani continuano a usare moltissimo la banca. Insomma, non vogliono uscirne, ma vogliono cambiarle. ( http://it.adviseonly.com )

Esiste la soluzione al “rischio banca”, i beni rifugio. Tuttavia alcuni richiedono capitali importanti. Cliccando qui capirai come poter proteggere il capitale acquistando metalli preziosi.

 

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